giovedì 28 febbraio 2013

IL PAPA ABDICA. LA GENTE – ME COPRESO – NON CAPISCE PIÚ NIENTE. E SE IL TERZO SEGRETO DI FATIMA…

di Diego Vanni

Il Papa si dimette. O, meglio, abdica. Lascia il ministero petrino, lascia la guida della Chiesa. E i suoi collaboratori, con le loro trovate, se possibile, rendono ancora più drammatica la cosa. «Continuerà a portare la talare bianca» (anche se senza pellegrina); «Continuerà a chiamarsi Benedetto XVI»; «Lo si dovrà chiamare “Sua Santità”»; «Godrà del titolo di “Papa emerito”». E, per di più, vivrà entro le mura vaticane, a due passi dal suo Successore. Sconvolgente! Se già la grande rinuncia desta lo sconcerto nei fedeli; preoccupazione e sconcerto, figuriamoci tutte queste altre geniali trovate dell’apparato vaticano. La talare bianca, i titoli, il nome… Roba da matti! Prima di essere Papa si chiamava forse «Benedetto XVI»?! No, era semplicemente il cardinal Ratzinger. Si è dato questo nome, come tutti i suoi Predecessori, in ragione dell’Ufficio che, con l’elezione del Conclave, ha iniziato a ricoprire. Terminato – bene o male che sia – questo Ufficio, in ragione esclusivamente del quale ha cambiato nome, che senso ha mantenere il nome di «Benedetto XVI»?! Prima di essere Papa vestiva forse la talare bianca?! Ha iniziato a farlo quando il Conclave l’ha eletto, quando ha accettato il ministero petrino, terminato il quale, che senso ha continuare a vestire così?! E tralascio, per pietà, ogni giudizio sui titoli di «Papa emerito» e roba simile. Possibile che l’apparato vaticano non capisca che esiste anche la gente semplice?! E che la gente semplice ragiona per meccanismi immediati, quali abito; nome; titolo e non per sottili ghirigori teologici od ecclesiologici?! Per tanta gente semplice, ma forse non solamente per questa, queste trovate si tradurranno in una constatazione grave: ci sono due Papi. Si controbatterà: «E’ grossolanità!». Forse! Ma io controbatto nuovamente: «Dalla gente semplice che non ha studiato teologia (menomale!), non si può pretendere diversamente». Pertanto, se già la scelta delle dimissioni è gravosa – come ammette lo stesso Benedetto XVI – e porta con sé conseguenze enormi (la possibilità che si consideri il Papato come una qualsivoglia carica da Pubblica Amministrazione, pensionabile, da cui ci si dimette e via dicendo), figuriamoci tutto il pasticcio di contorno. Il livello di confusione, di sconcerto, è enorme. I fedeli sono come canne sbattute dal vento, nell’uragano. Ritengo utile riportare un significativo commento-provocazione che ho letto su di un interessante articolo sul Blog Chiesa e Postconcilio. Scrive un certo Marco: «Se Benedetto XVI rimane Papa emerito, e nel frattempo il suo successore deve rinunciare per qualche motivo, ce ne troviamo 3? Cosa sta diventando, il club degli Ex-Presidenti americani? Non solo, ma se il suo successore dovesse mancare per un evento improvviso, ci sarebbe ancora una sede vacante, o lui tornerebbe a fare la “supplenza” in attesa del nuovo conclave? O peggio ancora: se il suo successore, per motivi di salute non potesse che governare la Chiesa dal suo letto (come ha fatto per un tempo Giovanni Paolo II), non avremmo forse un Papa emerito più “in forze” di quello eletto?». Si rischia di scadere nel grottesco. Per non parlare, poi, della questione della libertà dell’abdicazione. Ha lasciato in piena libertà?! O è stato costretto?! (Non sono domande che mi pongo solamente io, ma anche qualcuno molto più importante di me). Se trattasi del secondo caso, è valida la rinuncia al Papato o è invalidata per vizio della volontà?! E se fosse così, il nuovo Papa non sarebbe forse un Antipapa?! Due Papi – è diritto divino – non ci possono essere (contemporaneamente). Io, sia ben chiaro, non ho elementi per sostenere che sia stato costretto all’abdicazione, ma c’è chi lo sostiene, c’è chi non crede alla motivazione ufficiale. In effetti, pensare a come era iniziato questo pontificato: «Pregate per me, perché io non fugga per paura davanti ai lupi» (Benedetto XVI) rende bene l’idea della situazione. La situazione è caotica, confusa. Sicuramente, benché le cose di cui scrivevo prima ingenerino caos, confusione, forse un elemento positivo, benché involontariamente, c’è. Ricordate il Terzo Segreto di Fatima?! E non parlo della parte non rivelata, bensì di quanto il Vaticano ha pubblicato nel 2000. Ricordate quel riferimento al «Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”»?! Non intendo, per carità, sbilanciarmi a sostenere che questo «Vescovo vestito di Bianco» sia Benedetto XVI, ma non mi sento nemmeno di escluderlo a priori e categoricamente. Come infatti, forse, saprete, l’episcopato non si perde mai. Si rimane vescovi a vita, una volta ricevuta l’Ordinazione episcopale. Pertanto, si può discutere, ad esempio, e lo si è fatto, se Joseph Ratzinger rimanga cardinale o meno – il cardinalato è una dignità, mentre l’episcopato un qualcosa di sacramentale – ma senz’altro è e rimane vescovo. Sembra che sarà un «Vescovo vestito di Bianco».

Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 25 di febbraio 2013 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)


UN DOVEROSO COMMENTO ALL'EVENTO DELLE DIMISSIONI DEL PAPA

di Francesco Bernardini

Non potevo, di fronte all’evento delle dimissioni del Sommo Pontefice, non scrivere qualcosa sull’evento stesso. Preferisco non cimentarmi nel difficile compito di esporre le mie idee e preferisco affidarmi alle idee che il Padre Giovanni Cavalcoli (teologo di fama internazionale) ha riportate in un articolo apparso su “Riscossa Cristiana”.

Padre Cavalcoli comincia con lo spiegare la situazione del rapporto tra il Papa e la Gerarchia (Vescovi e Cardinali) come si è evoluto : Gli studiosi di storia della Chiesa hanno notato come dai tempi dell’immediato postconcilio,ossia del pontificato di Paolo VI, il papato abbia cominciato a indebolire la sua autorità neiconfronti dell’episcopato e ciò con tutta probabilità a causa di alcuni difetti insiti nelle direttive pastorali del Concilio, concernenti il rapporto del Papa con in vescovi. Mi riferisco soprattutto alla figura di vescovo che emerge dai decreti conciliari sull’argomento, alla dottrina della collegialità episcopale e della Chiesa locale, dalla quale sono sorte poi le conferenze episcopali nazionali e l’istituto del sinodo mondiale dei vescovi. 

E come è attualmente configurato : […] da cinquant’anni a questa parte ha cominciato a sorgere con uno spaventoso crescendo una crisi di fede o ribellione o disobbedienza a Roma nell’ambito della fede a tutti i livelli e in tutti gli ambienti della compagine ecclesiale: fedeli, sacerdoti, religiosi, teologi e moralisti, non esclusi membri dello stesso episcopato e del collegio cardinalizio, senza che Roma sia stata in grado di opporre una valida difesa e di correggere efficacemente i devianti, i quali viceversa, vedendo il successo ottenuto e l’assenza di ostacoli opposti dall’autorità, sono diventati sempre più arroganti e prepotenti, acquistandosi nella Chiesa con l’inganno, l’adulazione e l’astuzia, molti posti di potere, persino negli stessi ambienti romani, da dove adesso hanno la possibilità di contrastare maggiormente il Magistero del Papa e soffocare quelle poche voci rimaste fedeli al detto Magistero, sostenendo o tollerando invece eretici e ribelli sempre più spavaldi e sicuri di se stessi. […] (Il neomodernismo)  ha fatto capolino con temeraria audacia sin dall’immediato postconcilio ed approfittando appunto del mancato intervento dei vescovi, alcuni dei quali conniventi a tanto scempio, col pretesto ingannevole di realizzare quel Concilio che essi invece falsificavano, si è talmente rafforzato da metter oggi il Sommo Pontefice nelle tristissime e drammatiche condizioni, quasi inaudite, di non sentirsi più in grado di governare la Chiesa. Da qui le dimissioni. E poi continua l’analisi dei problemi più recenti su cui non si è mai fatta vera luce : […] Ma il fatto è che la situazione sta precipitando per eventi gravissimi ed inauditi accaduti proprio in questi ultimi anni e tempi recentissimi: basti pensare allo scandalo della pedofilia coperto da vescovi, alcuni dei quali addirittura implicati, l’inaudito e sacrilego tradimento perpetrato all’interno della stessa Segreteria di Stato dove i mandanti sono riusciti per ora a celarsi dietro il povero Paolo Gabriele, la resistenza episcopale scandalosa al decreto pontificio di liberalizzazione della Messa Tridentina (Non a caso nella maggioranza delle diocesi c’è una accanita opposizione dei vescovi alla piena attualizzazione del Motu Proprio sulla Messa Tridentina).

Padre Cavalcoli passa poi a descrivere quello che dovrebbe essere la figura del Papa ed i problemi che la figura del Papa ormai si porta dietro da 50 anni: […] il munus del Papa è duplice: l’insegnamento – munusdottrinale - e una forza a sua disposizione, - munus pastorale - che dovrebbero essere la Curia romana e l’episcopato, incaricati di farlo rispettare. Ora invece, a partire da Paolo VI con impressionante progresso sino ad oggi, questa forza è quasi del tutto venuta a mancare. Che cosa resta al Papa? La voce di Cristo,quasi vox clamantis in deserto, che può certo consigliare, esortare, scongiurare, ma può anche, come ha fatto Cristo, comandare e minacciare, s’intende sempre per il bene della Chiesa. Questo è quindi quel “bene della Chiesa”, al quale secondo me il Papa si riferisce nella sua dichiarazione di dimissioni.

Ed insieme al Papa è anche tutta la Chiesa che sta soffrendo : La Chiesa si trova oggi in una situazione angosciosa che mai finora le era capitata. Essa, come già ebbe a dire Paolo VI , che parlò di un processo di “autodemolizione”, si sta distruggendo dall’interno. Tanti termini del linguaggio cattolico sono rimasti, ma con un significato anticattolico. Lo stesso termine “cattolico” non si capisce più che cosa significhi. Ma i modernisti, che Chiesa vogliono? E’ in fondo molto semplice: vogliono trasformare la Chiesa in un’associazione semplicemente umana sulla quale poter comandare secondo le loro idee modernistiche.

Alla fine Padre Cavalcoli esprime degli auguri a cui ci associamo con tutto il cuore ed alla cui realizzazione dedicheremo le nostre preghiere: […] Penso che il nuovo Papa sarà pieno di energia e al contempo pronto a soffrire e ad accettare di non essere obbedito, ma alzerà la voce con tono terribile, sull’esempio di Cristo che minaccia farisei e dottori della legge. Occorre infatti, a mio avviso, che il papato riacquisti il suo prestigio e la sua autorevolezza dottrinale, anche se non dispone delle forze necessarie per far applicare gli insegnamenti dottrinali e morali. Quanto a Ratzinger sono convinto che il suo gesto di abilissima “ritirata strategica”, gli consentirà di mettere a frutto le sue straordinarie doti di cultura e di saggezza per aiutare il nuovo Papa e la Chiesa a risorgere e a camminare sulle vie del Signore. […]

Spero di interpretare anche i vostri desideri e ringrazio  Padre Cavalcoli per questo bell’articolo che ci aiuta a capire la situazione attuale della Chiesa Cattolica e, capendo, ci fa essere più responsabili e pronti, con la preghiera e con le opere, a portare il nostro piccolissimo contributo nell’opera di ristabilimento della Fede Cattolica anche all’interno della Chiesa.

Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 25 di febbraio 2013 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)


GRAZIE, PADRE SANTO

di Alessandro Stucchi

A quasi due settimane di distanza dall’11 febbraio, giorno in cui papa Benedetto XVI ha annunciato di non sentirsi più in grado di sostenere il fardello del Ministero Petrino, voglio scrivere anch’io un pensiero per riassumere questo periodo di otto anni che ha avuto una conclusione così brusca e inaspettata.  Premesso che i Papi vanno amati tutti allo stesso modo, se dovessi esprimere per forza una preferenza tra quelli che si sono susseguiti negli anni più recenti, non avrei alcun dubbio: Benedetto XVI è stato il mio Papa. Questa affermazione non vuole assolutamente essere una sorta di “rivincita” nei confronti del beato Giovanni Paolo II, che più o meno tutti dicono di preferire e che ha accompagnato con il suo Ministero gli anni della mia intera infanzia; è semplicemente la dichiarazione di una certezza radicata e consolidata.  Benedetto XVI è stato il mio Papa, perché è a partire dal suo primo anno di pontificato che ho iniziato un processo di avvicinamento sempre più consapevole e maturo alla Fede; un processo che non avrebbe potuto iniziare nel migliore dei modi senza un’attenzione costante alle attività del Papa, in particolare all’ascolto delle sue omelie, discorsi e allocuzioni, che hanno suscitato in me un interesse sempre più vivo per l’integrità e precisione della Dottrina Cattolica.  Grazie dunque, beatissimo Padre, per avermi insegnato che la Fede Cattolica non è un pozzo di teorie più o meno personali e istintive, dal quale ognuno può attingere acqua a piacimento; grazie perché con il suo esempio mi ha insegnato, in moltissime occasioni, a non farmi influenzare dal pensiero di massa, ma a seguire sempre ciò che mi diceva la coscienza, anche a costo di ricevere critiche e incomprensioni. Grazie, beatissimo Padre, per avermi insegnato, con quella Riforma della Riforma ancora da troppi incompresa e rifiutata, che il futuro non è in rottura con il passato e con la Santa Tradizione  e che quest’ultima mai potrà essere mutata a seconda delle istanze del mondo; grazie per avermi insegnato che la Liturgia è fondamentale per la solidità della fede, e per averne dato sempre esempio nelle Messe papali. Grazie, beatissimo Padre, per aver esposto la sua persona così spesso a dura prova, continuando a reggere il Timone della Barca di Pietro anche nelle burrasche più pericolose, un po’ come la tempesta di quella notte d’agosto in cui decise, nonostante la situazione, di rimanere tra i suoi giovani; grazie per aver fatto dono della sua visita, nel giugno 2012, alla nostra Chiesa di Milano, confermando dal vivo tutti noi con la sua parola e facendoci sentire un’unica grande Famiglia, assieme alle famiglie di tutto il mondo. Le sono soprattutto grato, beatissimo Padre, per essere stato, fin da quel piovigginoso pomeriggio del 19 aprile 2005, un umile lavoratore nella Vigna del Signore, non ricercando mai il consenso della massa, ma al contrario attirandosene spesso l’antipatia, sempre a costo di difendere la Verità. La sua decisione, indubbiamente, non ha potuto fare a meno di suscitare dolore, sorpresa, e mia sia concesso, anche incomprensione; ma ci conforta che lei la abbia presa nell’interesse stesso della Santa Chiesa. Nella consapevolezza che questo non è un addio, ma un arrivederci, e che a guidare la Chiesa non sono soprattutto gli uomini, confidiamo nella sua promessa di rimanerci sempre accanto nella preghiera. Grazie, Padre Santo.

Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 25 di febbraio 2013 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)

QUESTE MANFRINE ECCLESIASTICHE DI BASSA LEGA E CIOÈ LA PERDURANTE ASSENZA DI RISPOSTA ALLA MISSIVA DEL CIRCOLO, NON È CHE ABBIANO CONTRIBUITO A FAR CRESCERE LA MIA STIMA VERSO CERTE GERARCHIE


PARLA IL CATECUMENO LA CUI SITUAZIONE AVEVAMO ESPOSTO ALLE CONGREGAZIONI VATICANE

queste manfrine ecclesiastiche di bassa lega e cioè la perdurante assenza di risposta alla missiva del circolo, non è che abbiano contribuito a far crescere la mia stima verso certe gerarchie

Taluni suggerimenti letti sul Blog possono essere presi benissimo in considerazione dal sottoscritto

di Lorenzo Corradi

Scrivere della mia situazione con la Chiesa Cattolica in queste ore pare quasi surreale. Colui che deve pascere il gregge del Signore lascia in maniera clamorosa e le sue pecorelle sembrano quasi essere proprio quelle smarrite del Vangelo. Al di là di questo, mi è stato chiesto di scrivere su di me, del mio auspicato Battesimo e di tutto quanto si è scritto in merito nelle ultime settimane. Ripercorrere gli eventi mi sembra pleonastico, le missive che il Circolo Ragionar Cattolico ha inviato presso chi, nelle stanze della Santa Sede, deve occuparsi della questione, rispondere a domande ben precise, mi sembra che siano sufficientemente chiare affinché ognuno possa farsi un’idea in merito. Personalmente ho seguito il dibattito intercorso tra gli utenti del blog “Chiesa e post concilio”, dove veniva pubblicata la lettera che lo stesso Circolo aveva inviato alla Sacra Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ed alla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede. Non voglio ripercorrere neanche il suo contenuto, a piena conoscenza di chi lo deve sapere ed a chi frequenta e sfoglia le pagine della rivista del Circolo stesso. Vedo, comunque, che il nocciolo principale della questione (ossia la tempistica necessaria per ottenere il Battesimo), sia alquanto generica ed a larga discrezione dei parroci, con buona pace dei due anni previsti dal Rito d’Iniziazione Cristiana degli Adulti, il cosiddetto RICA e comunque esattamente la via di mezzo di quel periodo compreso tra l’uno ed i tre anni dettomi da qualche uomo in talare. Mi rendo perfettamente conto che la mia presa di posizione possa essere “interessata”, ma voglio sollecitare chi legge a giudicare secondo criteri logici ed un po’ meno formali: un conto è desiderare il ricevimento del Battesimo con scarse conoscenze teologiche di base e magari non conoscere neanche che cosa significhi farLo, un caso in cui una lunga ed adeguata preparazione mi pare più che doverosa. Altro è quello in cui il catecumeno si presenta a chiederLo con convinzione e conoscenza teologica. Ora, il sottoscritto non ha certamente la laurea in Teologia a Tubinga, ma la curiosità giovanile verso il Cristianesimo prima e l’adesione ad esso avvenuta col passare degli anni, fatti che mi hanno portato ad approfondirne sempre di più la conoscenza ed a comprenderlo, mi fa rivendicare il diritto ad appartenere al secondo caso. Inoltre, siccome scrivo in piena onestà, non nascondo che queste manfrine ecclesiastiche di bassa lega e cioè la perdurante assenza di risposta alla missiva del Circolo, non è che abbiano contribuito a far crescere la mia stima verso certe Gerarchie che alla suddetta questione sono chiamate a rispondere. Per carità, non ho tendenze sedevacantiste e tanto meno sono uno che crede all’ideologia della “Chiesa dal basso”, però ritengo legittimo avere delle risposte ufficiali da personalità che, altrettanto ufficialmente in teoria, dovrebbero avere a cuore la conversione e la richiesta di Battesimo; invece tutto tace e non si può certamente trovare come giustificazione l’attuale stato di cose dopo la notizia su Benedetto XVI. Se non spetta a loro sciogliere la questione, dare le risposte che il Circolo ed io chiediamo, chi deve farlo? Ovvio che non posso aspettare ancora a lungo e che taluni suggerimenti letti nei commenti sul blog “Chiesa e post concilio”, possono essere presi benissimo in considerazione dal sottoscritto.

In effetti, come più volte detto, fra le tante opzioni, la cosa sicuramente inaccettabile è la non risposta. Che però si è ancora in tempo a dare, se si vuole. Come, sempre se si vuole, si può gridare: «lesa maestà» contro l’articolo di questo giovane convertito. A chi di dovere la scelta. La Redazione 

Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 25 di febbraio 2013 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)


mercoledì 30 gennaio 2013

IL 34ENNE CHE SI VUOLE BATTEZZARE; LE STORIE INFINITE PER RIUSCIRCI E L’ODIOSA QUESTIONE DELLE ETICHETTE E DEI PREGIUDIZI

di Diego Vanni

Come potete leggere nelle pagine di quest’edizione del nostro mensile, nel settembre dello scorso anno scrivemmo due lettere alle Congregazioni vaticane per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti e per la Dottrina della Fede. In queste due lettere si esponeva il caso di uno nostro amico di 34 anni che vuole battezzarsi e al quale tuttavia il clero ha imposto, come condizione preliminare, un cammino di preparazione che va da 1 a 3 anni. Di qui, appunto, la decisione di scrivere al Vaticano onde appurare, fra le altre cose, se vi fosse una via più breve per farlo giungere al Battesimo. In buona sostanza – i dettagli li potete leggere nel redazionale qui accanto – si chiedeva, in maniera assolutamente apolemica, al Vaticano se non potessero essere sufficienti poche interrogazioni del catecumeno dinanzi al sacerdote che, in tal modo, poteva appurare sia la genuinità della volontà del catecumeno di essere incorporato a Cristo e alla sua Santa Chiesa Cattolica sia la sua conoscenza degli elementi di base della Dottrina della Fede. Una richiesta, dunque, mi pare, assolutamente pacata, apolemica e buona poiché indirizzata a far sì che il 34enne potesse giungere in breve termine alla grazia sacramentale del Battesimo. Qualcuno, tuttavia, ha voluto – esso sì – polemizzare e ha raccontato cretinate a più non posso, gettando fango sul Circolo (cosa non carina), ma, ancor peggio, probabilmente riuscendo a vanificare l’intento di aiutare questo giovane convertito. Io, francamente, cosa di vi sia di cristiano in questo atteggiamento non lo capisco! Nella fattispecie, è avvenuto questo: attesi più di 4 mesi dall’invio delle lettere alle Congregazioni vaticane – dopo 2 mesi avevamo inviato un sollecito – abbiamo deciso di scrivere una lettera aperta alle medesime Congregazioni – che si può trovare sul nostro profilo Facebook – ancora una volta in forma cordiale e assolutamente apolemica. Tale lettera è stata inviata, via mail, assieme agli allegati che anche voi potete vedere alle pagine 6-10 di questo mensile, a numerosi siti web affinché la pubblicassero, assieme agli allegati, appunto. Nessuno, per ora, lo ha fatto. Il 34enne ha atteso tanto, può attendere ancora, no?! In compenso, uno di questi siti ha, quantomeno, accusato ricevuta e datoci una risposta, benché assurda. La seguente: «Il punto è che a me risulta che Ragionar Cattolico sia un gruppo di sedevacantisti (la posizione teologica – non nostra, evidentemente per chi ci segue senza approssimazione – di chi sostiene che la sede petrina sia attualmente vacante e che quindi il Papa non sia vero Papa o Papa a pieno, nda)». Ecco dunque che c’è chi si diverte ad usare la macchina del fango, mentendo peraltro spudoratamente e, ovviamente, nell’oscurità, cosicché i diretti interessati-accusati non possano difendersi. Atteggiamento, ancora una volta, cristianissimo. Non bastasse, c’è chi – come il tizio della risposta – dà a queste voci credito incondizionato, non prendendosi nemmeno la briga di verificarne la corrispondenza alla realtà. Basterebbe leggere il nostro Blog; seguirci su Facebook; vedere il logo del nostro Circolo; dare un’occhiata alla quarta di copertina del nostro mensile per capire subito che non trattasi di sedevacantisti. Ma… sarebbe troppo umanamente corretto agire così; troppo giornalisticamente corretto per chi gestisce un sito d’informazione; troppo cristiano per chi è sempre più cristiano degli altri! Tutte cose che ho fatto notare al diretto interessato. Che ha risposto, nel merito della questione del Battesimo, che non ha tempo per leggersi la documentazione speditagli (alla fin fine, in ballo è solamente un povero disgraziato senza Battesimo), salvo però, evidentemente, aver tempo per stare a sentire chiacchiere da donzelle di villaggio quali quelle ci descrivono sedevacantisti e dar loro credito incondizionato in maniera assolutamente acritica. Dunque, il nostro “amico” ha guardato l’etichetta (peraltro sbagliata, ma anche fosse stata giusta poco cambiava) e tanto è bastato a bloccare il tutto; non ha letto la documentazione, non è sceso nel merito della questione. A tanto siamo! Si giudica sulla base dell’etichetta (peraltro nemmeno quella reale, ma quella ingiustamente appiccicata addosso da altri, senza verificare un minimo) e non sulla base del contenuto. Questa è quella gente che se sente il Diavolo dire: «2+2=4», gli dà torto. Ma che la macchina del fango sia in moto – o, quantomeno, che ci sia un modo di pensare un po’ distorto – lo dimostra anche un altro fatto. Un sacerdote diocesano ha recentemente chiesto a Francesco Bernardini: «Siete voi gli autori di quella polemica…?» Ecco! Uno pone delle domande; cerca di aiutare uno che vuole battezzarsi, ma… fa polemica. Si reagisce così! Parola d’ordine: conservazione dello status quo. Sempre e comunque. Chiunque pensa, solleva una questione, non si mette i paraocchi… fa polemica. E’ questo il triste modo di “ragionare” – volutamente fra virgolette – in voga oggi. Pensi?! Ti poni e poni questioni?! Lesa maestà! Peraltro, la questione posta era assolutamente legittima. E’ lo stesso canone 1229 del Catechismo della Chiesa Cattolica a  parlare di un «itinerario (che) può essere percorso rapidamente o lentamente». Ad ogni modo, come dicevo anche a Francesco Bernardini, c’è una questione fondamentale da affrontare. Essa è sintetizzata nella lettera che avevamo scritto nel settembre scorso alle Congregazioni vaticane e sembrerebbe essere anche abbastanza problematica e spigolosa come questione, vista la non risposta. Scrivevamo nella lettera: «Sarebbe giusto dogmatizzare – e dunque rendere vincolante per tutti e per ciascuno, prescindendo dalle peculiarità del singolo – un  eventuale Piano pastorale, ovvero far assurgere al livello di un assoluto quello che sembrerebbe dover essere semplicemente uno strumento operativo e non quasi un nuovo dogma?». Rendo ancora più esplicito il concetto: l’atto del camminare è fine a sé stesso o è finalizzato al raggiungimento di una meta?! In altre parole; si cammina per camminare o per arrivare da qualche parte?! Può sembrare una formulazione retorica e pretestuosa tanto da esser scontata la risposta, ma in realtà… Retorico lo sono senz’altro, pretestuoso, no. Perché la “dogmatizzazione” dello strumento operativo se tale è – se non è così le Congregazioni ce lo dicano! – è, nel caso specifico, la “dogmatizzazione” del cammino, forse, talvolta, per autocompiacimento del prete che si vede venire qualcuno “a lezione”. Io, francamente, non capisco la logica! Non si può chiamare il giovane in questione e chiedergli: «Cos’è la Trinità?»; «Cos’è l’Incarnazione»; «Chi è Dio?»; «Cos’è l’Eucarestia?»; «Perché ti vuoi battezzare?»; «Cos’è il Battesimo?», etc?! Se questi dà tutte le risposte corrette; se manifesta una sana volontà di incorporazione a Cristo e alla sua Santa Chiesa Cattolica perché deve ripetere un cammino che ha già fatto?! Giusto per camminare (fine a sé stesso)?! Se la meta è già raggiunta… Ad ogni modo, posso anche sbagliarmi. Me lo si dica! Francamente, ciò che non riesco a comprendere è la non risposta. Ecco, questa è una cosa che non comprendo, mai. La lettera del Circolo conteneva assurdità?! Non credo, onestamente, anche perché conteneva domande, essenzialmente, quindi… Ad ogni modo – come non detto! – conteneva assurdità?! Le Congregazioni possono benissimo dircelo (scrivercelo)! «Caro Circolo Ragionar cattolico, sbagli perché… perché… perché…». In maniera argomentata, compiuta. Posso solo augurarmi, dunque, che si tratti di semplicemente di un ritardo, che le Congregazioni risponderanno. Il Circolo sbaglia nel voler cercare di abbreviare l’iter al catecumeno?! Ce lo dicano (scrivano)! «Caro Circolo Ragionar cattolico, sbagli perché… perché… perché…». Va benissimo! Hanno l’autorità per farlo; possono strigliarci (benché in maniera argomentata, è chiaro!). Chi lo nega! Proprio perché non siamo sedevacantisti la critica motivata, argomentata, da parte dell’autorità la accettiamo. Il silenzio; il far finta che i problemi non esistano; le etichette false appiccicate addosso; le mancate risposte, francamente no.

Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 24 di gennaio 2013 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)

FEDE, VITA, VERITA' E LIBERTA' DI PENSIERO

di Francesco Bernardini

Vorrei ribadire e precisare con queste righe alcuni concetti che già sono stati affrontati ma che probabilmente non sono stati capiti o recepiti fino in fondo ed in tutte le implicazioni anche operative. Nello statuto del Circolo Ragionar Cattolico, nelle prime righe si esprimono chiaramente questi concetti, ma probabilmente, come in tutti i documenti ufficiali non sono espressi in modo chiaro e decifrabile da tutti. Si scrive nello Statuto del Circolo: “ … affinché ciascuno possa comprendere che la fede cattolica non è un’alienazione rispetto alla vita reale, ma che al contrario essa si incarna nella vita di tutti i giorni, affinché ogni aspetto della vita dell’uomo …”  ed ancora : “La capacità di ragionare in maniera cattolica deve permeare dunque tutti gli aspetti della vita dell’uomo. Come Gesù Cristo si è incarnato, anche la fede cattolica deve incarnarsi nella vita di tutti i giorni, ispirandola e guidandola su retti sentieri, a maggior gloria di Nostro Signore Gesù Cristo”. E’ per servire questi fini che ci impegniamo, mettendoci la faccia, nella vita del Circolo organizzando conferenze, raccolte alimentari, stampa di questo giornalino, presenza sui social-networks etc. E’ per servire questi fini che ci diamo da fare per creare nuove amicizie e nuove collaborazioni a prescindere dalle idee di ciascuno sapendo che da ogni amicizia e da ogni collaborazione nasce un punto di ulteriore aggregazione e di irradiazione della Verità. Non ci preoccupa assolutamente chi esprime idee diverse dalle nostre, anzi consideriamo il dialogo (dibattito, anche acceso, sulle cose) utilissimo alla diffusione della Fede, ci preoccupiamo casomai di chi non vuole dialogare e di chi vorrebbe farci tacere. Se così non fosse, se volessimo censurare qualcuno, avalleremo con il nostro comportamento le azionie ed il modo di ragionare di coloro che hanno tolto per mesi questo giornalino dalla bacheca della Parrocchia di Guasticce, dove fa bella mostra di sé un settimanale che semina eresie, di coloro che, nottetempo, tolgono i manifesti del nostro Circolo, di coloro che ci criticano, ma lo fanno solo nelle piccole consonterie e a bassa voce, di coloro che dalla nascita del Circolo ancora ci debbono delle risposte etc … Sappiamo di essere una voce scomoda ma vogliamo continuare il nostro lavoro nella piena libertà di pensiero nostra e di tutti, convinti come siamo che la Fede Cattolica è Grazia che non può che essere aiutata nella sua opera nella piena libertà dell’interlocutore e che, pur avendo idee precise, non ci ergiamo a giudici delle idee altrui, le idee che riteniamo errate le combattiamo, anche aspramente, ma non intaccando minimamente la libertà ci coloro che queste idee esprimono. L’esperienza ci dice che la Fede Cattolica può essere fatta risplendere nella vita e nella coscienza della gente, non imponendola con forza, ma con ragionamenti e con l’espressione delle Verità che la Tradizione bimillenaria della Chiesa ci fa toccare tutti i giorni. Nei limiti delle nostre capacità non ci arrenderemo mai di fronte agli errori  sempre più evidenti nelle cose della Fede espresse e dal mondo ma anche all’interno della Chiesa. L’esperienza degli ultimi tempi dimostra che gli errori, le eresie non possono essere combattute tenendole nascoste, non facendole venire alla luce, la menzogna vive meglio nel buio, nascondendosi, mischiata a mezze verità in modo che non sia più percepibile dalla grande maggioranza della gente. Vogliamo concedere a tutti la libertà di espressione non per falso liberismo che vorrebbe dare la stessa dignità all’errore ed alla Verità, non per falso ecumenismo che vorrebbe considerare ogni religione identica alle altre, non per “captatio benevolentiae” rispetto al mondo moderno, ma semplicemente per il fatto che per esperienza sappiamo che il modo migliore per combattere gli errori è farli esprimere e poi cercare di smontarli con le parole della Fede. I forti non hanno paura del confronto, lasciamo ai deboli questi mezzucci. Sappiamo di essere scomodi e per questo censurati anche all’interno della Chiesa ma è una ulteriore ragione per fare del metodo della libertà di espressione per tutti il nostro metodo di lavoro. Con questi pensieri rinnovo a tutti gli amici che ci seguono di darci una mano a portare avanti il compito che ci siamo assunti, ognuno con le proprie capacità ma con l’impegno che si richiede a tutti quelli che in Gesù Cristo e nella Fede della Chiesa Cattolica hanno trovato la propria libertà e ragione di vita.
  
Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 24 di gennaio 2013 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)

ALLELUIA LA NOSTRA FESTA. UN ALTRO CANTO PIÚ DA PARTY HIPPIE CHE DA MESSA

di Diego Vanni


Questo mese, per la mia rubrica, prendo in esame un’altra sbandata in musica, un altro canto da Messa che, in realtà, è più che altro un canto ebete da party hippie. Si tratta di Alleluja la nostra festa. I concetti in esso espressi sono sublimità teologiche; concetti di altissimo livello:  «La nostra festa non deve finire, non deve finire e non finirà. Perché la festa siamo noi, che camminiamo verso Te, Signor. Perché la festa siamo noi, che insieme cantiamo così: Alleluja, alleluja». Ma, soprattutto, sono cose logiche, come no! «La nostra festa non deve finire […] perché la festa siamo noi». Un po’ come dire: «Il gatto beve il latte perché la giraffa ha il collo lungo». Assurdità di prima categoria; imbecillità allo stato puro. Non solo non si esprimono concetti teologici (ancorché in forma necessariamente semplificata); non solo non è un canto che dà lode a Dio (infatti: «la festa siamo noi»; antropocentrismo della peggiore specie!); ma è anche un canto assurdo che non ha nessun fondamento logico. Qualcuno lo nota?! No; va tutto bene così! E se lo noti e lo fai notare – mi sembra già di sentirli – fai polemica, ovviamente il peccato numero uno, oggi giorno!

Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 24 di gennaio 2013 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)

martedì 25 dicembre 2012

IL MARITO CHE TRADISCE LA MOGLIE: UN ATTO CHE GRIDA VENDETTA AL COSPETTO DI DIO

di Diego Vanni

Ho scritto spesso delle malefatte dei preti; stavolta voglio scrivere di quelle dei laici. E voglio soffermarmi, in particolar modo, su quella raccapricciante fattispecie chiamata tradimento della moglie. Una fattispecie non certo rara, neanche fra i cattolici. Magari padri, per giunta! Uomini che hanno moglie e perfino figli! Uomini che rischiano di perdere tutto questo se si scopre quello che non si deve scoprire (il tradimento, appunto). Il tutto in nome di cosa? Di una ragazzata?! Fuori tempo massimo, per giunta, in numerosi casi! Ebbene, a questi mariti, se la voce della coscienza ancora non lo dice loro, lo dico io: fermatevi, mollate tutto! Perché se fate questo, se portate avanti questo abominio, non finirà bene; né qui, sulla Terra, né, men che mai, al cospetto di Dio, al cospetto del tremendo Giudice di fronte al Quale non avrete scusa! Recidete, tagliate di netto l’abominevole rapporto extraconiugale! La posta in gioco, infatti, è la vita eterna (e la vostra famiglia)! Chissà! Magari alcuni di questi mariti sono insospettabili! Magari hanno l’apparenza farisaica del defensor fidei; magari vanno alla Messa di Pio V; magari gridano al prossimo la verità (quella stessa che loro non vogliono sentirsi dire); magari denunciano le follie dei vescovi, gli abusi liturgici, le mille pazzie del postconcilio; magari pregano in latino e via dicendo! Tutte cose buone, per carità! Ben venga andare alla Messa di Pio V; ben venga gridare la verità sui tetti; denunciare le follie dei vescovi, gli abusi liturgici, le mille pazzie del postconcilio! Ben venga il latino; ottima cosa l’andare alla Messa di Pio V (inesauribile tesoro di grazia), ma… Non servirà l’apparenza farisaica del defensor fidei, non servirà (solo) l’andare alla Messa di Pio V, non servirà l’aver gridato al prossimo la verità, l’aver denunciato le follie dei vescovi – oggettivamente tali, ma per le quali risponderanno in prima persona (grazie al Cielo!) – gli abusi liturgici, le mille pazzie del postconcilio! Non servirà il latino, non serviranno le trine, non servirà il gregoriano, non servirà l’attivismo cattolico! O per voi, mariti infedeli, c’è un altro metro di giudizio?! Credete forse che riceverete un trattamento migliore di quello riservato ai vescovi di cui prima?! Beh! Forse un tantino migliore (o meno peggio) perché non siete un Successori degli Apostoli, ma… Magari – ipotizzo – questi mariti cattolici infedeli parlano giustamente dell’Inferno, del peccato, della Giustizia Divina, ma… queste cose forse non vi riguardano?! Siete forse immuni dalle fiamme dell’Inferno? Sarà forse condonato il vostro peccato?! Avete forse l’immunità dalla Giustizia Divina? Pensate a ciò che predicate! Non siate come i farisei che caricano il prossimo di pesanti fardelli che si guardano bene dal portare loro stesso! Non siate i predicatori di una morale che siete i primi a non seguire! Non siate i portabandiera di uno stile di vita che non è il vostro, in primis! Detto questo, non tutto è (ancora) perduto! Andate in Confessionale e recidete quel tralcio che si ribella alla vite! Tagliate quella mano che dà scandalo, come dice la Sacra Scrittura, perché  è meglio entrare nel Regno dei Cieli senza una mano, che andare con entrambe all’Inferno! E a voi, amanti, se siete cattoliche, dico la stessa cosa! Finitela e finitela immediatamente! Andate in Confessionale, confessate il vostro peccato e ponete fine a questo abominio! Anche a voi, infatti, non varrà nulla l’apparenza farisaica del defensor fidei, anche a voi non servirà andare alla Messa di Pio V (e basta), non servirà l’aver gridato al prossimo la verità, l’aver denunciato le follie dei vescovi, gli abusi liturgici, le mille pazzie del postconcilio! Non servirà il latino, non serviranno le trine, non servirà il gregoriano, non servirà l’attivismo cattolico! O anche per voi c’è un diverso metro di giudizio?! Anche voi, come i vostri amanti infedeli, pensate a Gesù! Non vi direbbe forse: «Ipocrite!» come a quei sepolcri imbiancati di farisei tutta apparenza e niente sostanza?! Pensate a Gesù, prima che sia troppo tardi, prima che vi gridi: «Via, lontano da Me, maledette, nel fuoco eterno!». Già! Perché Gesù lo dice – e voi, amanti cattoliche, lo sapete bene! Siete le prime, magari, a denunciare (giustamente) che i preti ed i vescovi non parlano più della Giustizia Divina, non mettono più in evidenza questo aspetto di Gesù che – come giustamente dite – esiste! Già, ma anche per voi! Con tutto ciò, si può sbagliare nel cattolicesimo – per carità! – ma non perseverare nell’errore! Ma non si usi a pretesto quel «se potessero testimoniare la verità solamente coloro la cui vita è ad essa completamente conforme, non la testimonierebbe nessuno» perché – è vero – si sbaglia tutti e anche chi sbaglia ha il dovere, comunque, di testimoniare la verità, ma occorre emendarsi dall’errore, non perseverare in esso. E non si usi a pretesto che siamo esseri umani, che abbiamo tutti pulsioni sessuali. Perché questo non è un ragionar cattolico! Ed è quindi mio dovere – di cattolico e di Segretario di un Circolo che ha fatto del ragionar cattolico il proprio nome, la propria ragion d’essere – farvelo presente. Questo non è ragionar cattolico!  

Da La voce cattolica (Mensile del Circolo Ragionar cattolico) edizione n° 23 di dicembre 2012 - riproduzione riservata  (richiedere autorizzazione a segretario@ragionarcattolico.it)